Io… sono dio (provocazione)

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Io… sono dio e a nessuno
è consentito affermare il contrario.
Sono un dio univoco
ed un dio binario.
Io sono il dio delle mie gioie
dei miei dolori,
della mie paure e…
dei miei errori.
Sono il dio benevolo
dei miei difetti,
sono in dio irascibile
dei miei sospetti
sono il dio che accusa
e che che non perdona
sono il dio che soffre
e che da dolore
sono il dio
che nasce mille volte
e mille volte muore
nelle mie sfaccettature
nei miei cambiamenti.
sono il dio che non tollera
gli altrui pentimenti.
Sono il dio del bene
e sono il dio del male
a seconda di ciò
che più mi conviene
che in quel tempo vale.
Sono il dio del riso
sono il dio del pianto,
reiterato nell’errore
e nel pentimento.
Io sono dio,
dio di me stesso
e per quanto conta
sono un dio
anche adesso…

 

 

Solstizi

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E’ successo una volta
per strada,
e la storia è finita,
è successo una volta
per strada,
e la rosa è appassita,
io
l’ho vista diversa, cambiata
di se stessa invaghita,
e così
da una splendida notte stellata
di una sera d’estate,
lei è diventata
una livida alba mancata
di un mattino invernale
quando il freddo è pungente
e fa male.
Quando resta soltanto
la voglia di stare
sotto calde coperte a sognare
di nuovo il ritorno
di un mese di aprile
con un più caldo sole
e di un nuovo amore
disposto a fiorire.
E di nuovo hanno chiuso le porte
ad un cuore pedestre
un cuore da circo equestre
disposto a rischiare
e da sempre intento a viaggiare
sulle onde
di un mare inventato,
sulla schiuma di un fiume sognato,
fra montagne coperte di abeti
e fra cime innevate,
sulle note di dolci canzoni
cantate, solamente col cuore
perché un groppo
ti chiude la gola e la voce
non vuole passare.
E ora cerco di nuovo una strada
una nuova fortuna, un paesaggio di luna
che mi faccia di nuovo sognare
ritrovare la voce e cantare
a due occhi di bimba sgranati
a guardare il mio viso,
e io possa di nuovo tornare
ad amare un sorriso.

(ristampa) Anno nuovo vita…

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vecchia. Sì comunque sia, in qualsiasi data scada la nostra data di nascita, tutti noi in quello stesso momento ci ritroviamo con un anno in più sulle spalle, sì, proprio in quel giorno ma solo perché noi abbiamo deciso che così debba essere, avrebbe potuto essere il giorno prima o il giorno dopo o addirittura un qualsiasi altro giorno dell’anno. Ma no, invece è proprio quello lì, quello è il giorno incaricato, il giorno o la notte in cui si accavallano l’ultimo giorno di un anno trascorso e il primo di un anno ancora da divenire, perché? Ma perché noi così abbiamo deciso, abbiamo deciso di abbandonare, fare un fagotto e gettare dalla finestra assieme alle stoviglie vecchie ed ai botti, tutti concordi proprio quel giorno, le nostre tristezze, la nostre disgrazie, le nostre sofferenze. Tutti assieme innalziamo al cielo, con i calici, l’augurio , la preghiera, il desiderio che l’anno nuovo sia migliore, che ci riservi gioie e sorprese ed una vita migliore, ma allora perché tutti gli anni ci riserviamo gli stessi auguri, gli stessi desideri, le stesse speranze? Perché immancabilmente tutti gli anni ci impegniamo negli stessi propositi? Forse perché tutti gli anni, speriamo, ci auguriamo, auspichiamo che le cose, gli altri, e tutto quanto attorno a noi cambi per rendere la vita migliore…dimenticandoci di cambiare.

Sono bravo io

Raccogliere fiori

Oh! Sono bravo io,
nel commettere errori,
nel volere
raccogliere fiori
nel giardino sbagliato.
Oh! Sono illuso io,
se continuo a sperare
senza averne un motivo,
se continuo a sognare
di essere vivo.
Oh! Sono folle io,
a restare la notte nel vento
ascoltando impossibili voci
raccontare
con ritmi veloci
storie di un lontano passato.
Sì, sono triste
io,
mentre ascolto quel vento
raccontare
con voce di pianto
altre storie
di inutili amori.

Quando lo scopo cadde – Stati d’animo contrastanti 3

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Quando lo scopo cadde
e in paludosi canneti
miseramente annegò
senza un grido di aiuto,
un corpo si fece straccio
si afflosciò su se stesso
ed umido, odorò di muffa,
di cose vecchie e stantie
Inutile antro buio
di una vuota chiesa
al cui altare
nessuno chiede più
pietà o perdono.
Lasciate ch’io lo getti
prima che, imbevuto d’alcool
possa paludare grigi selciati
nell’inutile tentativo
di lenire il dolore
di esangui
non corporee piaghe.

Il Natale non è per tutti

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E fu Natale,

fu pioggia, fu neve, fu freddo,

furono argini rotti e frane.

Furono lutti, dolore e lacrime,

fu fame che nessuna stella cometa

volle illuminare.

Ma fu Natale,

negli occhi di bimbi smarriti,

nei volti di donne piegate,

nelle mani di uomini impotenti,

che nessun coro di angeli

volle mai cantare.

Così fu Natale,

di pastori rimasti senza pecore.

di contadini rimasti senza case,

che nessuno seppe consolare,

e i re magi, si scordarono

di passare.

E fu Natale.