sbronze

Tu, dimmi, chi sei?

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Tu, dimmi, chi sei?
Un uomo già vecchio.
Però non si vede!
E’ idiota chi crede,
l’età non si vede.
E’ forse che il fuoco
che brucia impetuoso
ha la vita
del lume di un cero
che avaro nel buio
da un filo di luce?
E’ vero ma allora?
Io ho acceso il mio fuoco
in un campo di neve,
che beffa,
la fiamma guizzava
esplodeva riflessa
sul campo di neve.
Si è sciolta la neve?
No, si è spenta la fiamma
che inutile dramma,
ho bruciato per niente,
ho dato calore
ma non c’era gente,
sai, c’era solo
quel campo di neve.
Lo vedi? E’ lì ancora,
lì, sotto al tuo piede.

Io… sono dio (provocazione)

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Io… sono dio e a nessuno
è consentito affermare il contrario.
Sono un dio univoco
ed un dio binario.
Io sono il dio delle mie gioie
dei miei dolori,
della mie paure e…
dei miei errori.
Sono il dio benevolo
dei miei difetti,
sono in dio irascibile
dei miei sospetti
sono il dio che accusa
e che che non perdona
sono il dio che soffre
e che da dolore
sono il dio
che nasce mille volte
e mille volte muore
nelle mie sfaccettature
nei miei cambiamenti.
sono il dio che non tollera
gli altrui pentimenti.
Sono il dio del bene
e sono il dio del male
a seconda di ciò
che più mi conviene
che in quel tempo vale.
Sono il dio del riso
sono il dio del pianto,
reiterato nell’errore
e nel pentimento.
Io sono dio,
dio di me stesso
e per quanto conta
sono un dio
anche adesso…

 

 

Solstizi

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E’ successo una volta
per strada,
e la storia è finita,
è successo una volta
per strada,
e la rosa è appassita,
io
l’ho vista diversa, cambiata
di se stessa invaghita,
e così
da una splendida notte stellata
di una sera d’estate,
lei è diventata
una livida alba mancata
di un mattino invernale
quando il freddo è pungente
e fa male.
Quando resta soltanto
la voglia di stare
sotto calde coperte a sognare
di nuovo il ritorno
di un mese di aprile
con un più caldo sole
e di un nuovo amore
disposto a fiorire.
E di nuovo hanno chiuso le porte
ad un cuore pedestre
un cuore da circo equestre
disposto a rischiare
e da sempre intento a viaggiare
sulle onde
di un mare inventato,
sulla schiuma di un fiume sognato,
fra montagne coperte di abeti
e fra cime innevate,
sulle note di dolci canzoni
cantate, solamente col cuore
perché un groppo
ti chiude la gola e la voce
non vuole passare.
E ora cerco di nuovo una strada
una nuova fortuna, un paesaggio di luna
che mi faccia di nuovo sognare
ritrovare la voce e cantare
a due occhi di bimba sgranati
a guardare il mio viso,
e io possa di nuovo tornare
ad amare un sorriso.

Era

Panorama-dolomitico-foto-di-Musashi-Federico

 

Era
un giorno di sole
io, affacciato sul mondo
senza aver più parole.
Era
un alba si sale
io, affacciato nel vento
quando il vento fa male.
Era
un tempo sbagliato
io, affacciato alla vita
ma già condannato.
Era
era il tempo dell’uomo
era il tempo del male
e con poco di buono.
Era
era il tempo dei furbi
dei ladri e dei santi
ma i cultori del male
erano sempre più tanti.
Era
no, lo è ora.

Il gioco degli ideali

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Amici falsi,
nemici veri,
quattro punti cardinali,
l’uno all’altro opposti,
come altrettanti ideali.
La fiera del falso
nel grande circo del vero.
Nascosto
sotto una lapide bianca
l’ultimo uomo sincero
giace
con la verità stanca,
nel putrefacente abbraccio
di un amor mortale,
che l’assurdo gioco
di un folle ideale
con frammenti
di parole e d’ossa,
senza nulla chiedere
gli scavò la fossa.

La supponenza dei supponenti (chiedo umilmente venia)

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Supponenza supposta

(giocando con banali rime)

 

Pensate a un supponente che supponga

di avere sempre una risposta pronta

e nel bene o nel male le sua fede riponga

nel fatto d’esser sostenuto dalla fronda.

Così si pasce nella supposizione,

avendo studiato a memoria la lezione,

d’essere il solo ed unico campione

ad aver sempre la giusta soluzione.

Finisce poi che quella supponenza

entri nel sangue alla massima frequenza

obnubilando per intero la coscienza

e finendo per non poterne fare senza.

Ma si suppone poi non sia bastato

supporre d’essere il predestinato

ne tanto meno nell’aver cercato

aiuto dal supposto supportato.

Che a lungo andare e senza una proposta

causa di quella supponenza mal riposta

succede che sbagliando una risposta

questa possa tramutarsi poi in supposta.