Autore: soloparoleperse

Percorrendo un sentiero

Luna donna letto (2)

Percorrendo un sentiero tortuoso

che portava lontano dal senno

ho incontrato per caso una musa

che, senza usare parole sontuose

ma soltanto con gioia e con risa

mi ha indicato una strada diversa.

Sorridendo mi ha fatto capire

che soltanto passando dal cuore

e scordando ogni tanto il cervello

è possibile ancora, parlare d’amore.

Pacha mama

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Tu c’eri,

grande madre,

da prima che creassero

il tuo nome

prima di ogni altro dio

e prima di ogni guerra.

Solenne e placida

vegliavi sull’evolversi

delle tue creature.

Misurata e lenta

nelle tua albe

nei tuoi tramonti,

dettavi i tempi

della vita, poi…

poi venne l’uomo.

L’uomo con i suoi dei,

le sua inestinguibile

sete di potere,

le sue guerre,

le sue morti,

le sue distruzioni,

e tu cadesti nell’oblio.

Ma ancora sei

seppur dimenticata,

continui imperterrita

il tuo corso

e ancora sarai

quando l’uomo

sarà solo un ricordo

o forse nulla,

tu, madre terra,

Pacha Mama.

Quelle cose che dici… (depressione)

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Quelle cose che dici
in cui credi,
la tristezza che hai
non te l’ho data io.
La inventi,
priva di parole
muta
ti sale di dentro ed appare
ed io,
che ti resto a guardare
non conosco il motivo.
Tu ridi e scherzi
fra giochi infantili
e frivoli lazzi,
ma poi all’improvviso
tu caschi,
e dal fondo rinasce
quel pensiero
nero che ti opprime,
creato al momento,
è forse che vivi
più bene soffrendo?
E’ forse per te
la tristezza più muta
la sola tua vera
ragione di vita?
Rispondi se credi,
se no, sta in silenzio
nel mondo dei morti
c’è pace, ma dentro
c i son solo vermi
che vivono di pianto
Lo so,
non è bello
il mondo in cui vivi,
ma dimmi perché
con le tue parole
vuoi fare di ghiaccio
la luce del sole,
vuoi fare più nera
e più cupa le notte?
Non hai la risposta,
questo lo sapevo.
Tu dici soltanto
che tu sei così.
Così come cosa?
Cosi come chi?
Silenzio, ora taci.
Con gli occhi socchiusi
visioni rapaci
solenni e silenti
ti muovono al pianto
ed io, che ti guardo
ti prendo vicino
e in silenzio combatto,
senz’armi indifeso,
quegli incubi cupi,
nemici
che io non conosco.

Potrei dire…

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sì, potrei dire tante cose, come non dire nulla, potrei dire che amo questo mondo, ma che odio questa gente, che ci sta appiccicata addosso, che si arrampica su ogni dove pur di toglierti la luce. Potrei dire che amo poche persone e che ne odio molte, o meglio che non le tollero, non le sopporto, odiare è un sentimento forse più forte dell’amore e queste non lo meritano. Potrei dire che penso che la vita sia bella e che debba essere vissuta, troppo bella per essere sprecata, potrei dire che un solo tramonto non potrà mai essere eguagliato da una sinfonia di Beethoven, ma che diventa sublime, osservare quel tramonto ascoltando quella musica, potrei dire che vorrei vivere in silenzio ascoltando le tue parole…

Per una volta ancora

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Per una volta ancora
ti dirò:
“Dai vieni”.
Per una volta ancora ,
poi…
Non vale più la pena
di giocare,
fingere che sia
così, per gioco,
che un sogno e una poesia
non siano niente
o siano cose da poco.
Che le parole
scritte da una mano
restino impersonali,
lì, indecise
nere su bianco, ma
pure imprecise,
frasi e parole
che non han mittente.
Smettiamo di fingere,
smettiamo di mentire,
son io che scrivo
e parlo, sei tu
che stai a sentire.