Mese: dicembre 2019

Sono bravo io

Raccogliere fiori

Oh! Sono bravo io,
nel commettere errori,
nel volere
raccogliere fiori
nel giardino sbagliato.
Oh! Sono illuso io,
se continuo a sperare
senza averne un motivo,
se continuo a sognare
di essere vivo.
Oh! Sono folle io,
a restare la notte nel vento
ascoltando impossibili voci
raccontare
con ritmi veloci
storie di un lontano passato.
Sì, sono triste
io,
mentre ascolto quel vento
raccontare
con voce di pianto
altre storie
di inutili amori.

Quando lo scopo cadde – Stati d’animo contrastanti 3

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Quando lo scopo cadde
e in paludosi canneti
miseramente annegò
senza un grido di aiuto,
un corpo si fece straccio
si afflosciò su se stesso
ed umido, odorò di muffa,
di cose vecchie e stantie
Inutile antro buio
di una vuota chiesa
al cui altare
nessuno chiede più
pietà o perdono.
Lasciate ch’io lo getti
prima che, imbevuto d’alcool
possa paludare grigi selciati
nell’inutile tentativo
di lenire il dolore
di esangui
non corporee piaghe.

Il Natale non è per tutti

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E fu Natale,

fu pioggia, fu neve, fu freddo,

furono argini rotti e frane.

Furono lutti, dolore e lacrime,

fu fame che nessuna stella cometa

volle illuminare.

Ma fu Natale,

negli occhi di bimbi smarriti,

nei volti di donne piegate,

nelle mani di uomini impotenti,

che nessun coro di angeli

volle mai cantare.

Così fu Natale,

di pastori rimasti senza pecore.

di contadini rimasti senza case,

che nessuno seppe consolare,

e i re magi, si scordarono

di passare.

E fu Natale.

Sono nato sbagliato

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Sono nato sbagliato,
senza un falso passato
scevro da ogni peccato,
poi…
poi mi hanno plagiato.
Mi han bagnato la testa,
mi hanno fatto la festa,
mi hanno purificato.
Mi hanno reso colpevole
di una storia lodevole
di un errore inventato.
Per un Dio fatto uomo
sceso a chieder perdono
sono stato immolato.
Ma non ho nulla da chiedere,
non ho niente da perdere
rivoglio il mio passato.
Privo di ogni invenzione
che non sia nel mio nome
ch’io non abbia creato.
Fate ch’io sia colpevole
o che io sia lodevole
solo per ciò che ho dato.

Ti guardo

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Ti guardo
ti vedo giungere da lontano…
vedo i tuoi fianchi,
curve sinuose incedere,
agili dentro al mondo
cercare un luogo dove
posare il corpo
ed al pensiero dare
libero sfogo.
Ti guardo,
ti vedo incedere,
porgere
l’altero fiero seno
di tenerezza colmo
senza vergogna alcuna
a chi d’amore degno
vorrà porvi la mano.
Ti guardo,
e vedo dita leggiadre togliere
un ribelle ciuffo biondo
che ti celava gli occhi
e vedo,
vedo un lago profondo
carico di misteri,
vedo brillare stelle
che luminose oscurano
di colpo i miei pensieri
lasciandomi così
come un naufrago privato di parole
dentro un assenza totale di rumori
dentro lo sguardo di un antico sole
affascinato da suoni e da colori
senza più niente chiedere
io…
mi perdo