Month: novembre 2019

E’ una sera come un altra…

 

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una delle tante, ce ne sono state, e ce ne saranno ancora, una di quelle sere in cui nemmeno le domande, non solo le risposte trovano la strada per uscire dal labirinto, una serata tranquilla allora? Sì, in effetti è così, una serata in cui non ti poni problemi, una serata da mangiatore di loto, dopo cena ti affacci sul terrazzo, osservi l’orizzonte all’imbrunire vedi il profilo quasi nero dei monti spaccare di netto un cielo ancora chiaro dell’ultima luce del tramonto, mentre più sotto il lago invaso dalle avanguardie del buio si confonde con le sponde, respiri quasi con beatitudine l’aria fresca che scende dalla valle e non ti chiedi né perché né per come, non ti domandi cosa ti porterà il domani, ma rimani così, perso nel labirinto delle ultime ore di un oggi ormai trascorso…

Egocentrismo

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Io
            ero
                             io
io
          sono
                             io
io
          sarò
                             io
io
       sempre
                             io
io
          solo
                             io.

Sale d’attesa

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Sale d’attesa,
bianche stanze anonime
disadorne
fredde e vuote
e gente,
gente che attende.
Gente normale,
gente banale, con facce
tese o spente
di gente che attende.
Attende,
attende qualcosa o qualcuno.
Qualcosa,
che possa cambiare
la noia di sempre,
qualcosa che nasca,
o che muoia.
Attende qualcuno,
qualcuno che dica,
di bene o di male,
che importa,
soltanto
che dica.

Ma non parlarmi d’amore

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Guardami negli occhi,
e sorridi.
Pensa che ci divertiremo,
insieme.
Oggi, domani e poi
forse,
altri giorni.
Ma non parlarmi d’amore,
quel sentimento che
intristisce la vita
rendendo, la gioia pura
pena.
Il divertimento,
un impegno duro e sfibrante,
gli attimi di silenzio,
altre volte
così teneri e dolci
interminabili istanti,
di noia.
Divertiamoci,
giochiamo insieme.
Ridiamo
di noi e degli altri.
Ma
non parlarmi d’amore,
o il nostro gioco
diverrebbe
una pietosa,
inutile menzogna

Il silenzio della sera (pensieri anomali)

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Dei fruscii lontani, fra il buio e fioche luci di lampioni che illuminano strade deserte, paiono sospiri di persone assenti. L’ora dell’abbandono, le luci negli uffici si spengono e lavoratori abbandonano le loro postazioni, i monitor non diffondono più luci, la tastiera è silente, sarà una lunga notte di buio, fatto salvo i peones che a quest’ora prendono possesso delle strade, dei quartieri, accendono falò e candele per illuminare le loro tastiere anomale, non fanno parte del gruppo, cantano fuori dal coro, canzoni stonate per i più, melodiose per pochi. Cantano per loro su tastiere silenti innalzano un coro di amicizia, al di fuori di ogni stereotipo, da qualsiasi obbligo contrattuale, suonano la loro musica, all’apparenza banale ma carica di amicizie e di affetto, il più delle volte ignorati perché è difficile partecipare se si canta nel coro.

 

C’era o non c’era (così tanto per scrivere)

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Dunque, c’era una volta,
sì una volta, non chiedetemi quale,
e nemmeno dove
ma una volta, c’era… o forse non c’era.
Di certo non c’era
nessun principe bello,
né una principessa dormiente,
né un maestoso castello
nessun eroe cavalcava sopra un bianco destriero,
danno tutti per certo non ci fosse del vero.
Non c’era, o meglio c’era,
sì c’era un sogno abbozzato,
c’era la curiosità di fondo,
la voglia e la fretta di crescere e di capire,
e c’era o non c’era
il desiderio profondo di allargare il pensiero ad abbracciare il mondo.
Poi il sogno s’è perso fra pareti e finestre mai aperte,
su mancate risposte, su attese inutili e domande mai poste
e il pensiero è rientrato
un pochino contuso ha trovato un cantuccio e silente e confuso,
s’è accucciato
rimanendo a difesa del suo piccolo prato.
C’era o… non c’era.

En regrettand – Rimpiangendo – Gérondif 2 – Gerundio 2

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En regrettand ma vie
j’ai touè tous mes jours
Je suis tombè sur moi meme
Je n’ai jamais regerdè le soleil,
je n’ai lamais souris
je n’ai jamais chantè
j’ai seulement attendù
de tomber
sur mon dernier jour.

Rimpiangendo la mia vita,
ho ucciso tutti i miei giorni.
Ripiegato su me stesso
mai ho guardato il sole,
non ho mai sorriso,
ne mai cantato.
Ho soltanto atteso
di cadere,
sul mio ultimo giorno.