Month: dicembre 2018

Io e le mie tre donne.

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Ultimo giorno dell’anno,
festa privata a casa mia
per festeggiar la fine,
io, e
le mie tre donne.
Attorno a una tavola imbandita
abbiamo ricordato,
riso e pianto
io, e
le mie tre donne.
Poi
non abbiamo saputo
aspettare la mezzanotte
anzitempo,
abbiamo levato i calici
e brindato
e poi
di corsa a letto,
io, e
la mie tre donne
a festeggiare la fine,
stretti
in un solo abbraccio,
io, e
le mie tre donne.
Io,
la mia tristezza,
la mia malinconia
e la tua immagine.

Post Natale. Due pensieri a braccio

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Così, come sempre, seguendo gli eterni dettami del tempo, anche questo Natale è passato. Abbiamo trascorso i giorni che lo precedevano freneticamente, lungo le strade, in un susseguirsi dentro e fuori da negozi alla ricerca, dei regali o nell’acquisto di specialità gastronomiche che avrebbero allietato la nostra tavola. Abbiamo incartato pacchetti, poi via, tutti alla messa di mezzanotte, ci siamo scambiati il segno della pace col vicino, sentendo la commozione che ci saliva da dentro e ci inumidiva gli occhi e ci siamo sentiti più buoni in quel giorno di Natale che ci stava aprendo le porte. Abbiamo scartato i regali, delusi e rassegnati, nella maggior parte dei casi, salvo quelli di stretta parentela o di insorgenti affetti, abbiamo regalato cose inutili e siamo stati ampiamente ricambiati. Il Natale poi si è stemperato fra prosciutti, paté, aragoste, cosce di cappone, arrosti e bolliti, frutta secca e fette di panettone in un susseguirsi in interrotto di calici levati. Bissando poi il tutto la giornata di Santo Stefano e chiudendo con quanto avanzato la domenica successiva ed ora, ora ci ritroviamo qui, con lo stomaco dilaniato dai bruciori, il ventre teso come un tamburo di pelle d’asino e alla testa il cerchio di una botte intento a contenere tutti i fumi dell’alcool ingerito. Ci ritroviamo qui, con un sacco di ciarpame a cui dovremmo trovare posto, mantenendolo tale e quale, con la propria carta di imballo ed il bigliettino, solo per evitare il prossimo Natale durante l’operazione di riciclo di restituire l’inutile oggetto a chi ce ne aveva fatto amorevolmente dono. Siamo qui, il più delle volte delusi, svuotati, dimentichi di ogni proposito e di quel gesto di pace che tanto ci aveva commosso. Il mondo è tornato quello di sempre, no, il mondo è stato quello di sempre, non è cambiato per nulla, è lì, di fronte ai nostri occhi, con i suoi dolori, le sue pene, la sua fame, le sue guerre, le sue morti e le sue miserie, le nostre miserie. Siamo noi che ipocritamente abbiamo voluto illuderci che così non fosse, noi che come sempre abbiamo voluto ignorare, più di quanto non facciamo abitualmente, quella realtà che abbiamo creato ed ora siamo qui, carichi di malesseri e confusi, volutamente incapaci di una qualunque riflessione, volutamente ignari della stupidità e dello spreco, ma pronti quasi subito a ricominciare ed a ripeterci con l’approssimarsi dell’anno nuovo con una nuova valanga di buoni propositi che si dissolveranno a breve ancor più velocemente dei botti della mezzanotte e dei fumi dell’alcool di tutti quei calici che innalzeremo per brindare a una vita, vecchia, stantia e ripetitiva. Ma… come citava il testo di una canzone “gira il mondo gira nello spazio senza fine”, gira sempre e senza il nostro consenso… con noi o senza.

E mi guardo vivere

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(vivere per interposta persona)

 

 

Fra nebbie di pensieri scoscesi

spine nelle mani

lacerano un cuore assente.

Illusioni balenano

fra accecanti lampi e

rumorosi tuoni.

In voluttuosi amplessi

di fragranze e puzze

coperto da abiti sontuosi

o laceri cenci

attraverso il tempo

e il mondo.

Distratto ed assonnato

volgo lo sguardo al basso

e mi guardo vivere.

Voglio parlarti d’amore

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Voglio parlarti d’amore,
ma non fraintendere,
non di amore eterno.
Voglio parlarti d’amore
forse, dell’amore di un attimo,
un istante di gioia
e di tristezza insieme,
al di fuori della realtà,
un frammento di sogno
irripetibile.
Voglio parlarti d’amore,
senza parole banali
di frasi stupide e vuote
che troppe volte già,
suonarono stonate
in altrui bocche.
Voglio parlarti d’amore
nel silenzio
dei nostri sguardi,
nel palmo
delle mie mani tremanti
le più dolci parole d’amore
canteranno da sole alla tua pelle.
Sulle mie labbra socchiuse
troverai la tua fonte
ed io alle tue
il mio nettare.
Voglio parlarti d’amore,
come onda
lambire i tuoi scogli,
come vento avvolgerti,
penetrare
le tue ombrose valli.
In pochi istanti
donarti
un corpo e un anima
privi di menzogne.
Appartenerti.
Voglio parlarti d’amore,
voglio accordare
il mio respiro ai tuoi gemiti,
creare con i sospiri
un cantico,
il più antico,
innalzarlo in crescendo
sino al sublime acuto.
Poi
passare la vita
a ricordarne l’attimo.

Di tutto e di niente – Gossip

Office Water Cooler Gossip

 

Di tutto e di niente
è fatto il mondo,
di ricchi signori
e di povera gente.
Dei sorrisi amari
di chi soffre e tace.
Di chi, ridendo,
distrugge la pace.
Di chi piange di dolore,
di chi vive
alle spalle di chi muore.
Di miseria che,
nascosta e muta,
non osa tendere la mano.
Di ricchezza che si mostra
nei vizi in cui si pasce.
Di verità nascoste,
di ipocrisia
che a signore del vero
si riveste.
Di tutto e di niente
è fatto il mondo,
di turpi demoni,
di persone sante.
Di pianti sommessi,
di risa sfrenate,
di odi repressi,
di colpe pagate.
Di pianti e di grida,
di ciò che si sente
di ciò che si vede
si nutre la gente.
Nel nostro mondo,
di tutto e di niente.