Mese: ottobre 2018

Cosa risponderesti tu

donna

 

Cosa risponderesti tu
se ti dicessi, ti amo.
Rideresti?
Lusingata ed indifferente
mi guarderesti incredula
considerando false
le mie parole?
Oppure,
solo un leggero sorriso,
compiacente o compassionevole
sfiorerebbe le tue labbra?
O forse queste poche parole,
intaccando la tua sicurezza,
accenderebbero dentro te
la scintilla del dubbio,
portandoti a combattere
l’inevitabile,
a calcolare il pro ed il contro
per decidere poi
nel modo più saggio
e sbagliato?
O forse ancora
nel modo più semplice
risponderesti impacciata,
chinando il capo,
anch’io?
Cose risponderesti, tu,
se ti dicessi ti amo?
Non lo so.
Non lo voglio sapere,
so solo che io,
in ogni caso,
sarei perduto.

Bu tumb (stati d’animo contrastanti 1)

cuore-6

 

bu tumb
sei tu lo sento
bu tumb
sei tu e sei stanco
bu tumb
non hai più pianto
bu tumb
sei arido da tempo
bu tumb
la vita non ha senso
bu tumb
lo so vuoi porre fine
a ciò che è ormai un tormento
che ti lacera dentro
e che non ha ragione
un dolore troppo intenso
che mai ha avuto un nome
bu tumb bu tumb bu tumb bu…

Il Mare

varigotti_130311_9

 

Non vorrebbe adirarsi il mare, ma

il vento, oh ma il vento…

Appare improvviso dapprima ruffiano,

scende dolce, carezza con docile mano e poi…

quando il mare si pasce inseguendo un ricordo,

lui improvviso, affonda la mano.

Improvviso schiaffeggia, sibila urla

e il mare sorpreso si sveglia, si scuote.

Tradito ed offeso reagisce con rabbia

e inalbera mura di onde schiumanti di inutile ira.

Il mare non vorrebbe adirarsi, ma

il vento, oh ma il vento…

Apocalisse seconda (Futuro prossimo venturo)

304358

 

… e ancora una volta
il senno e la pazzia
si dichiarano guerra.
Il bianco, il rosso, il nero
e gli altri
han confuso i colori delle loro ragioni,
gli ideali si confondono
con le aberrazioni
a vicenda esaltandosi
in un ultimo
putrefacente abbraccio.
La vita, è appesantita e stanca,
mentre lontano, la morte,
sta partorendo un altro figlio,
il sogno e la realtà,
caduti nel frullatore elettrico
frantumati e ricomposti
non sono più reali l’uno dell’altra.
L’uomo che ha perso la voce
grida
intellegibili parole di dolore,
il figlio nato NorfaNo
piange la sua solitudine
e ride della sua libertà
maledicendo una madre qualunque.
L’ultimo cavallo da tiro
seduto a cassetta
osserva
il cane pastore rinsavito
azzannare le pecore,
incurante del pastore che lo scuoia.
La prostituta zoppa
fugge dondolando, inorridita,
dalle profferte d’amore
di un gobbo.
Lontano all’orizzonte
mentre un inesistente astronave aliena
bombardando distrugge gli ultimi resti
di una città che esisteva,
l’ultima luna bacia
i labbri salati di un mare
che s’aprono ad accoglierla.
Calpestati terreni scoprono,
inspiegabili resti di civiltà
più antichi della più antica scimmia
e del seme che generò Adamo,
e il coscienzioso scienziato,
ancora cerca l’anello mancante.
La verde foresta nera, rossa
degli ultimi tizzoni, crepita,
mentre sullo spiedo rosola, girando,
il daino caduto preda.
L’ultimo cerchio della superba aquila,
che ha appreso la risposta,
s’infrange su scoscese rocce,
e gli elefanti si fanno il nodo al naso
per ricordarsi, ancora una volta,
di sopravvivere.
Il sangue impazzito
circola, ignorando i segnali.
Nella cella frigorifera,
un quarto di bue muggisce di protesta,
all’urto di un mezzo macellaio.
Mentre, nella città assediata
un gatto fugge la sua fame
inseguito dalla fame degli altri,
nel tribunale il giudice,
impiccato in ultima istanza,
condanna il boia
e l’assassino apprensivo
muore d’infarto
sulla sua ultima vittima.
La vergine sessantenne pentita
si deflora con la ventosa del cesso, e
la giovane fanciulla giace, divaricata
al grido d’amore
mentre offre il suo unico fiore
al turgido pene di Dio e di Satana
alle pene del mondo e alle pene d’amore.
I quattro cavalieri dell’apocalisse
disarcionati
rincorrono i loro destrieri
urlando di aspettare
che non è tempo, non è ancora l’ora.
Mentre sordi ai richiami
i cavalli galoppano calpestando
le rovine di un mondo,
macigni di cime frananti
rotolano pesanti a valle
e l’acqua sale a monte
a coprire ogni ragione
alla ricerca di una nuova,
impossibile arca.