Month: settembre 2018

Le cose di sempre

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Polverose strade
sature di gente,
grigie pareti
di cemento e vetri
nuove, di civiltà morenti.

Le cose di sempre
non danno calore.

Un muro recinge
un mesto campo
di bianche croci
desolate e sole.
Scheletri di fiori
mai hanno bevuto
amare lacrime.

La morte degli altri
non da gran dolore.

E ancora c’è
chi parla d’amore.
Sentimento morente.
Lo sguardo
è stanco di parlare,
il fumo raschia la gola,
le parole dolci
suonano amare.

L’amore eterno
non ha più sapore.

Le cose fatte
sono ancora da rifare,
le gesta passate
saranno future,
le stesse espressioni
saranno di altri volti,
uguali dolori
creeranno altri pianti,
ciò che è stato detto
lo diranno altre voci.

Una vita di noia
non ha gran valore.

Alzato col piede sinistro

indiani038

 

Se fossi un pellerossa, sì un indiano d’America, sioux, navaho, cheyenne, cherokee, apache o quant’altro, oggi questo sarebbe stato il mio nome. Vi capita mai di alzarvi così? Alzarvi anche se potreste rimanere a letto perché non avreste null’altro da fare? Quando potreste girarvi tranquillamente dall’altra parte e riprendere il sonno, ma vi sentite costretti alzarvi ugualmente perché anche stare sdraiati a letto vi da fastidio? Vi crea ansia e un senso di soffocamento? In giorni così non vi resta altro che alzarvi e naturalmente lo fate col piede sbagliato. Per qualche minuto vi aggirate nervosamente per la casa, prendete il giornale ma lo gettate subito sul divano dopo uno sguardo superficiale sulla prima pagina, già le immagini presenti vi creano fastidio. Preparate una colazione con quella vaga sensazione dentro che vi manchi qualche cosa, che avete qualche cosa di importante da fare ma che vi sia sfuggito completamente dalla memoria. Così mentre trangugiate velocemente una tazza di caffè latte o di tè con quattro biscotti, rimuginate in modo sconclusionato su quale sia la vostra posizione nel mondo, nella vita, senza arrivare da nessuna parte e la vostra sensazione di inutilità aumenta. L’aria all’interno dell’appartamento si fa pesante, irrespirabile e la considerazione che avete di voi stessi sembra assottigliarsi sino a svanire involandosi da sotto lo spiraglio della porta. Uscire, occorre uscire. Una corsa in bagno per una veloce lavata di faccia, niente barba, chi se ne frega, l’amor proprio sta parcheggiato altrove. Ci si veste con quello che capita sotto mano, si raggiunge il garage, si sale in macchina e sempre rimuginando vagamente su qualcosa di non ben definito si giunge alla periferia del paese, dove alle pendici dei monti, si snoda addentrandosi nei boschi il percorso vita. Parcheggiate l’auto, calzate un paio di scarpe da trekking sempre disponibili all’interno del baule e vi incamminate. Quasi di corsa vi addentrate velocemente nel bosco, con passi affrettati e brevi, come se dentro voi esistesse la necessità impellente di raggiungere quel pensiero perso nei meandri della memoria ed in pari tempo la paura di potersi smarrire lungo quella strada. Il respiro, affannoso pesante, quasi a scatti, segue il ritmo dei passi. Poi senza una ragione apparente lo sguardo inizia un percorso nuovo e diverso, si addentra nel bosco e si distrae, scrutando fra tronchi di pini, castani e cespugli. Scorge all’interno di una radura il viola carico di un ciclamino, ci si sofferma. Lo sguardo si fa più attento ed ecco accade che alla base di un tronco fra ciuffi d’erba appaiano, improvvisi quasi per miracolo, dei piccoli funghetti bianchi. Là più avanti, proprio ai lati del sentiero, dei verdi ricci colmi di castagne non ancora mature caduti prematuramente dai rami. Lo sguardo spazia all’interno di quel verde e di quelle ombre, un altro fiore, delle bacche, qualche mora, una lucertola che furtiva fugge al vostro arrivo fra un leggero frusciare di foglie ed una variopinta farfalla volteggia in modo ineguale attirando l”attenzione. Il passo cambia, rallenta di ritmo e si allunga di portata, seguito dal respiro che si fa lento, profondo e misurato. Sul volto si disegna una smorfia che a tutta l’aria un sorriso sognante, e quel pensiero fuggente, quello che era causa del nostro fastidio, della nostra ansia. Quello che si rincorreva nervosamente quasi fosse una verità perduta ed ineluttabile, scompare , cessa di esistere, forse perché non è mai esistito. Ci si ritrova così a camminare dentro al bosco quasi chiedendosi come ci si sia arrivati, quale sia stata la ragione che ci abbia spinto a farlo, senza trovare una risposta, felici comunque di averlo fatto.

Ascolta

allangolo

 

Voglio dirti
due parole.
Non voglio stancarti
raccontandoti storie appassite
di un tempo in cui tu,
ancora bambina,
giocavi alle bambole,
quando io già inseguivo
chimere e illusioni
cercando nel mondo
uno spazio
fra l’angolo di casa
ed il bar, in fondo alla via.
Voglio dirti
due parole soltanto
silenziose
come lacrime,
scintillati
come risa,
preziose
come ricordi.
Voglio dirti solo…

“ti amo

L’amore

zzz bh 090107 012

 

L’amore, l’amore, l’amore, l’amore,

l’amore che nasce,

l’amore che muore.

L’amore, l’amore, l’amore, l’amore,

l’amore nel vento,

l’amore nel sole,

l’amore in un seme,

l’amore nel mare.

L’amore, l’amore, l’amore, l’amore,

l’amore nel riso,

l’amore nel pianto,

l’amore nel pene,

l’amore nel cuore.

L’amore, l’amore, l’amore, l’amore,

l’amore che vedo,

l’amore che sento,

l’amore che chiedo

è solo un momento,

l’amore che ottengo

è solo sgomento.

L’amore, l”amore, l’amore, l’amore,

l’amore è la vita,

l’amore è la morte.

Un amore bastardo

Picasso_Vollard

 

Un amore bastardo,
nato dal caso
nascosto, occultato,
non voluto.
Maledetto.
Abortito in silenzio
disumano,
che vive di dolore
che si nutre di lacrime,
che nell’ansia,
nell’attesa
brucia
ogni desiderio di vita.
Un amore bastardo
che nelle notti insonni
fa imprecare di rabbia
e come droga crea
incubi e visioni.
Un amore bastardo
partorito dall’odio
vomitato,
in stomachevoli conati.
Un amore bastardo
che non vuole morire
scacciato ritorna,
ucciso rinasce,
come fantasma perseguita
inseguendo ricordi,
creando lacrime
che mai
avranno arcobaleno.
Amore, bastardo amore,
quando,
tornerò a sorridere?