Mese: maggio 2018

Chimere

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Il capo volto ad orizzonti nuovi,

pensieri avvolti dentro un sogno

antico,

in aridi deserti,

bramando l’oasi

ci disperdiamo

in stentorei passi

dentro a spirali persi,

chimere.

L’uomo dimenticato

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All’angolo di una via,

al tavolino di un bar,

una tazzina di caffè,

il fumo di una sigaretta,

brusii di voci,

risate, grida,

nel suo suo silenzio ascolta

il passare del tempo

che il nulla spinge

in veloci passi.

Nessuno più

chiamerà il suo nome

nessuno ricorderà

il suo volto.

Angoli di strade,

anonime e dimenticate,

tavolini di bar

coperti

da tazzine sporche,

cicche di sigaretta

dentro a posacenere.

Unici segni

del suo passaggio.

Te voeuri ben

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Tipica espressione dialettale lombarda con suoni leggermente diversi a seconda della città in cui viene pronunciata, “ Ti voglio bene” , Sembra un espressione banale, superficiale, ma non è così in effetti in queste semplici parole è espressa in sintesi un intera vita di coppia ed è la spiegazione della durata di un matrimonio.
Te voeuri ben” detta con un sorriso, con un carezza, con un bacio affettuoso, diventa un concentrato di tenerezza sincera che accompagna la comunione di una vita di due persone. Considerare che un matrimonio possa mantenersi stabile a causa dell’ “Amore” quello con la A maiuscola o sul sesso è pura utopia. Troppe le occasioni di amore, sesso e passione che si presentano al di fuori della vita a due. Se ci si dovesse basare solo su questi fattori un matrimonio non durerebbe più di 2 o 3 anni, altro che la crisi del settimo anno, sarebbe sempre e solo ogni giorno “la solita minestra riscaldata” e neppure la presenza dei figli, determinante in passato, riuscirebbe al giorno d’oggi, come accade sempre più spesso, a mantenere salda l’unione. Ma quel “Te voeuri ben” detto con tenerezza, una leggera stretta, uno sguardo complice, un bacio, un gesto vanno oltre l’amore e il sesso, sono l’esternazione di una promessa, sono il rispetto e l’immenso affetto che dedichiamo alla persona con la quale abbiamo scelto di condividere una vita.

te voeuri ben”

Ora scrivo una poesia

(dialogo fra due quasi poeti)

 

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“Ora mi siedo

e scrivo una poesia.”

 

“La scrivi? Decidi tu!

Così di botto e via?”

 

“Certo che credi

basta uno studio attento

si studiano le righe

si cerca l’argomento,

e poi si infiora

di fronzoli e di orpelli

più sono strani

più possono parer belli.”


“Scusa se te lo dico

e un po’ mi duole

ma a fare così

puoi scriver solo sole.”

 

Perché tu come fai?

In fede mia

non conosco altri modi

per fare una poesia.”

 

“Senti io credo

e spero non ti spiaccia

che una poesia si crei

e non si faccia.

Credo che nasca

dentro alle interiora

germogli, fiorisca

e che poi sorta fora . “


“E’ la cosa più assurda

che ho mai sentito dire

senza uno studio un progetto

ma dove vuoi arrivare?”

 

“Chi io, arrivare?

Ma da nessuna parte

sono già in troppi

convinti di fare arte.

Io mi limito a sentire

i miei pensieri,

dentro le carni

dove son più veri

e lì ci sono tutti

i miei ricordi

di tanti amici, di quelli

che son morti.

Ci sono amore

tristezza ed allegria,

onde di gioia,

soffi di malinconia.

Io non decido mai

su cosa fare

è lei, la poesia

che mi viene a cercare.

Nasce di dentro

violenta all’improvviso

dai prendi un foglio

non stare li indeciso.

Mi urla con forza,

rimbomba nel cervello

poi cresce si gonfia

e sul più bello

comincia a suonarmi

il ritornello.

La mano mia

si muove sulla carta,

via. via, veloce

che mai nulla si perda.

Come in un sogno

come non fosse mia

sul foglio bianco

appare una poesia,

si snoda fra le righe

prende forma

senza seguire

una regola, una norma.

La musica s’acquieta

poi si tace,

la penna è immobile

quasi non capisce,

ma lì, sopra la bianca

pagina vergata

sta una poesia,

come una nuova nata.

Non credermi se vuoi,

ma c’è poco da capire

loro mi cantano dentro

ed io le sto a sentire.

Loro mi cantano

per odio o per amore

son loro che si scrivono

ed io, sono il vettore.”