Month: gennaio 2018

Il Cancello

Defeated__Gates_by_SimonWebster2

 

Un cuore
sta dietro un cancello
e guarda passare
la gente, le cose
la vita, un amore.
Dietro quelle sbarre,
dal tempo corrose,
un cuore, può solo soffrire.
Sul vecchio cancello
d’avanti all’ingresso
qualcuno crudele
ha posto un cartello,
il bianco è pacchiano,
è lugubre il nero
e sopra c’è scritto:
“Vietato l’accesso”.
Un cuore, un cartello, un cancello,
che mai ha cigolato.
Un cuore, un cancello, un cartello,
che da sempre c’è stato.
Un cartello, un cancello, un cuore
da dietro le sbarre
ha visto passare
la gente, le cose, la vita, un amore.
C’è gente che passa e che dice:
“Lo vedi?
Là dietro il cancello
di sbarre corrose,
c’è un cuore
che soffre da sempre
le pene d’amore.”

Ho scritto (Lezione di auto modestia)

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Ho scritto

con foga e con rabbia,

ho scritto

con malinconia e tristezza,

ho scritto

di me, di te e di altri,

ho scritto

di miserie e guerre,

ho scritto

di morti e di pianti.

Ho scritto

sempre e ovunque.

Ho scritto

su foglietti volanti,

su pagine di libri,

su note della spesa,

su tovaglioli nei ristoranti,

su strappi di carta igienica.

Poi,

ho perso i foglietti

regalato i libri

gettato le note della spesa

dimenticato i tovaglioli

sui tavoli e destinato

gli strappi di carta igienica

al proprio uso.

Post creazione (esperimento)

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L’uomo si sovrappone all’animale dimenticando le origini

(giocando con atomi e molecole distorce il futuro)

Frutti di pesca bacati e vermi sin dentro al nocciolo

(l’immagine dell’uomo si sgretola nel ricordo)

Filari di pioppi disposti ai limitare dei campi

(cercano un ordine costituito affermando il caos)

Bianca sullo sfondo nero di una lavagna

l’equazione irrisolta sbeffeggia il mondo

(un dio sconosciuto traccia forme di vita nuove)

I vermi si trasformano in pupe, le pupe in farfalle

(nel volo deridono l’uomo divorato dei vermi)

I pioppi trasformati in parole si perdono nero su bianco

(filari di parole divenute inutili portano ordine nel caos)

Piccole tracce bianche sul nero della lavagna

vagheggiano una presenza sbiadita

(un dio distrugge le sue creazioni allontanandosi nell’oblio)

Parigi – 13 Novembre 2015

Bataclan-Parigi-attentato-

 

Parigi,

Parigi che muore

nel silenzio di voci coperte

da tanto rumore.

Le strada inondate di gente

di ogni colore

che ha tutto, che ha niente.

Parigi,

Parigi che piange

le morti di tanti innocenti

selciati coperti dal sangue

gli sguardi sgomenti

gli occhi sbarrati al terrore

Parigi,

Parigi che muore.

Parigi,

Parigi città delle luce

squarciata da raffiche e botti

che tutto riduce

a pianti e a dolore

a rabbia a reazioni impotenti

di fronte

ad azioni di guerra

di folli dementi.

Parigi,

Parigi è l’emblema

di una vecchia Europa

di un vecchio sistema.

Un’Europa

che ha disperso nel vento

l’orgoglio

e le glorie di un tempo.

Parigi,

Parigi che muore

per farla rinascere

forse ci vuole

una nuova Bastiglia,

un nuovo furore.

Stanchezza

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La senti dentro, gemere

nelle ossa e nell’anima.

Implora il riposo.

L’ultimo sonno, la fuga

dalle parole, dai rumori,

dalle promesse mai mantenute,

dai sogni mai realizzati,

dalle illusioni. Stanchezza.

Spalle piegate dall’uso e dall’abitudine,

mani raggrinzite dal tempo.

Non contano gli anni,

è solo la fatica che pesa,

il sapere di aver combattuto

in silenzio da solo e…

di avere perso. Stanchezza.

Datemi il riposo