Month: novembre 2017

Parabola

bruegel i ciechi

 

C’era una strada,

e c’era un uomo

sopra la strada.

C’era anche un dio

ma altrove

e non guardava.

La strada era quella

che portava alla fine

e l’uomo avanzando

ormai giunto al confine

pensava,

mah, ci sarà qualcosa

oltre questa strada?

Una meta,

uno scopo, una casa?

Si fermò, con il dubbio

dipinto sul volto,

si voltò, a osservare

il percorso trascorso,

dubitò del suo dire,

dubitò del suo fare.

Si chinò, con la mano

spolverò i pantaloni

con gesto anormale,

stava prendendo tempo

non volendo avanzare.

Cosa c’era o chi c’era

oltre quel confine?

C’era il premio?

Il castigo?

O soltanto… soltanto

una semplice fine?

Senza gogne ne allori,

senza canti ne pianti,

senza voci dannate

senza aureole di santi.

Ma soltanto il riposo,

la soluzione finale,

dove non han più ragione

né il bene né il male.

Soppesò ancora a lungo

tutta quella questione

poi, il suo volto si distese

in un caldo sorriso,

e riprese ad andare

con un passo deciso,

si avviò e senza dubbi

superò quel confine

certo che

c’era solo il riposo

raggiungendo la fine.

Ma e quel dio dove stava?

Era sempre altrove e,

non guardava.

Io in te amo – 25 Novembre – A tutte le donne

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Io in te amo tutte le donne del mondo.

Amo il ricordo di una madre che mi sorrideva,

che mi scostava i capelli dal viso,

che mi asciugava le lacrime,

che mi rimboccava le coperte e che

mi accompagnava al sonno con tenere carezze,

che mi diceva “Su dai non piangere sei un ometto ormai”.

In te io amo

quella ragazzina con gli schettini

che un giorno ormai lontano

si fece incontro sorridendo

tendendomi la mano chiese

Dai pattiniamo insieme vuoi?”

Io in te amo il ricordo del primo sorriso,

della prima complice stretta di mano

del primo bacio d’amore.

Amo il ricordo di tutte le donne che ho conosciuto,

quelle che ho amato non corrisposto,

quelle che mi hanno amato non corrisposte,

in te amo il volto indistinto

che mi sorride ogni notte

al limitare di un sogno.

In te amo la nera donna d’Africa,

l’algida donna nordica,

la tenera donna latina.

Io in te amo ogni madre,

ogni moglie, ogni figlia

che ogni giorno affrontano la vita

con un sorriso e uno sguardo di tenerezza.

Io in te amo tutte le donne

che mi amano e che io amo.

Io in te amo l’amore.

 

 

La menagram (dialettale scherzosa)

civetta

 

L’è lì, e

se la sa no se fa,

la parla de quei

ch’in già crepà

e se vun puaret

l’è mouribound,

senza nanca pensac

la manda a l’alter mund.

Mama, che mena gram

che porta rougna,

quant ca la dorma

de funerai la sougna,

par ca la sia

la tousa del bechin,

e mi

che se stremisi un cicinin

ghe fu corni bicorni

e touchi fer,

ma riesi no

a desmentega un penser

che in verità

a me fa un pou pagura,

che quela lì

me faga un quei fatura.

Ma mo sun stuff,

vu via, torni pu indree,

la mena gram,

la staga de par lee.

 

La menagramo

Lei è lì, e /e non sa che fare/parla di quelli/che sono appena morti/e se uno poveretto/è moribondo/ senza nemmeno pensarci/lo manda all’altro mondo./Mamma, che menagramo/ che porta rogna/ quando dorme/di funerali sogna/sembra che sia/la figlia del becchino/ e io,/che mi spavento un pochettino/faccio corni bicorni/e tocco ferro,/ma non riesco/a dimenticare quel pensiero/ che in verità/mi fa un po’ paura/che quella lì/mi faccia qualche fattura./Ma adesso no stanco/ vado via, e non torno più indietro/ la menagramo/se ne stia da sola.

Monologo da un dialogo da un forum perso e domande senza risposta 4

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Il nulla. Vi siete mai chiesti
veramente cosa sia il nulla? Il nulla, è l’assenza di tutto, niente più rumori, niente più suoni ne parole ma nemmeno più silenzio. Niente luci, niente colori e neppure niente buio, nulla, ne caldo ne freddo, non il piacere di un raggio di sole, ne la frescura dell’ombra, ne la sensazione dell’aria che sale nelle narici con i suoi mille odori, ne dei capelli smossi da uno spiffero di vento. Non più pensieri, l’assenza dei dolori e delle gioie, dell’amore e dell’odio, dei desideri e dei sogni, già il nulla. Immaginate di chiudere gli occhi e di perdere tutto, assolutamente tutto anche la sensazione di questo ultimo pensiero e del fatto che qualche cosa sia mai stato e se non vi riesce di immaginarlo se questo pensiero vi spaventa, forse è meglio che vi domandiate ancora una volta “Cosa farò da grande?” e che troviate una risposta soddisfacente e comunque forse è meglio che iniziate a pregare

 

oggi e domani …
sai le volte che mi sono sentito Peter Pan? le volte che ho cercato di ritrovarmi dentro quell’ombra smarrita? e ho finito per cercare dentro me stesso quell’isola che non c’è solo perché non la si può vedere da fuori…

 

oggi e domani ..,
l’ombra è solo l’illusione di ciò che noi pensiamo di essere il rispetto e l’educazione si sono persi ormai nei ricordi di un lontano passato, ammesso che ci siano mai stati e se per caso ne parli, ti accusano di fare retorica,

pensieri veloci …

 

qui si è verificato il contrario, una mattinata grigia e spenta si è trasformata in uno splendido pomeriggio, il sole splende sui monti e sul lago. Sì, ritengo che i sogni diventino pericolosi quando cessano di essere sogni, e noi ci sforziamo di farli divenire realtà, è allora che i sogni cambiano aspetto e si trasformano in illusioni. Anche a me succede la stessa cosa, soprattutto la notte, quando il forum è deserto, apro una finestra e senza sapere cosa inizio a scrivere ed alcune volte mi rendo conto di ciò che ho scritto solo quando rileggo, le dita non riescono mai a seguire i pensieri, non le mie almeno e troppe volte la voglia di rincorrerli mi porta a scrivere strafalcioni, refusi appunto… e scusa ma per noi non ci saranno posteri ad esprimere giudizi ed in fondo è molto meglio così
era tanto
che non postavo più una buonanotte nel mio piccolo forum, ora sono tornato qui, e qui conto di rimanerci a lungo, sì lo so, sono quasi solo a postare, e saranno pochi a leggere, ma mi piace questo forum così com’è, con le sue parole, con i suoi post quasi sempre singoli e senza risposte, ma proprio per questo più belli e puliti, buonanotte forum a domani

 

Virgilio – La lezione
Virgilio il poeta? No, no, Virgilio il forum, non le persone che ci scrivono, proprio lui Virgilio, e che cosa avrà mai da insegnarci Virgilio? L’altra mattina svegliatomi, sono entrato in forum, ed ho notato con rammarico che Virgilio aveva , arbitrariamente, cancellato la maggior parte degli scritti di questo forum e anche di tutti gli altri e non ho nascosto il mio disappunto la cosa effettivamente mi aveva indispettito. Ora, penso invece di dover ringraziarlo in quanto Virgilio ha riportato il forum nella giusta misura e non mi riferisco al fattore numerico, avrei dovuto dire alle sue giuste dimensioni, alla sua importanza? Forse sì, ed ha riportato anche me a più modeste dimensioni, riducendomi il forum mi ha semplicemente ricordato, che in quanto ho scritto e postato non vi era nulla di essenziale, nulla che io non possa riscrivere, e nulla che altri non avessero già scritto o siano in grado di scrivere in modo certamente più corretto. Grazie Virgilio, in questo modo avrò l’occasione di scriverle nuovamente quelle cose senza pensare che forse mi sto ripetendo, o addirittura potrò scrivere esattamente l’opposto senza dovermi preoccupare delle contraddizioni
grazie

 

Fotoromanzo

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Prima striscia
Vignetta numero uno

Autunno, imbrunire, una strada di periferia, un marciapiede che costeggia la strada affiancato da un muro grigio, grigio come tutto quello che appare, anche le poche auto parcheggiate sui bordi, sono vecchie, stanche, sporche e grigie, grigie come quella giornata dove il sole ha perso la propria battaglia con la nebbia e dove neppure le foglie d’autunno decorano la via col loro bruno colore, gli alberi sono solo un ricordo lontano. La strada è deserta fatta eccezione per un gatto che lentamente si avvia verso dove…

Prima striscia
Vignetta numero due

In fondo alla strada appare una figura, si avvicina a passo svelto, è un uomo che probabilmente rientra a casa dopo una giornata di lavoro, indossa una giacca un cappello e una sciarpa per proteggersi dalla prime avvisaglie di freddo. Nulla nei suoi pensieri, solo il desiderio di fare in fretta, di rientrare fra quelle quattro mura silenziose che chiama casa, ascoltare le notizie del telegiornale alla televisione, prepararsi una cena calda e veloce per sdraiarsi poi sul divano chiudere gli occhi e sognare una vita diversa.

Prima strscia
Vignetta numero tre

Un rintocco di tacchi che battono ritmicamente sul lastricato, affrettati, nervosi, si intendono quasi in simultanea nalla direzione opposta. E’ una donna, cammina rasente il muro, la figura avvolta il un soprabito, i capelli sciolti sulle spalle, ha gli occhi bassi, fissi verso terra. quasi fosse intenta a leggere invisibili parole tracciate sul lastricato del marciapiede. Anche lei da l’impressione di avere lasciato da poco il lavoro, e che stia rientrando a casa, ripetendo instancabilmente la routine di tutti i giorni.

Seconda striscia
Vignetta numero uno

Quel rumore di passi che giunge improvviso e distinto alle orecchie distraggono l’uomo dai propri pensieri, lo sguardo prima perso nel grigiore o all’inseguimento di un remoto pensiero, volge verso il rumore. Una donna, ne scorge la figurina ancora lontana, avanza verso di lui lungo la strada e quel pensiero perso nel grigio per un’arcana ragione ora si addentra nella fantasia, ci si perde e immagina. Immagina un volto carino, due occhi vivaci, due labbra sorridenti ed una voce gentile che risponda al saluto.

Seconda striscia
Vignetta numero due

Anche la donna ha scorto l’uomo, istintivamente il suo passo rallenta, un brivido la percorre, il pensiero di alcuni spiacevoli fatti di cronaca recentemente accaduti le attraversano la mente, volge lo sguardo attorno alla ricerca di altre eventuali presenze, nessuno, la tentazione di traversare la strada è forte, ma si trattiene, si sforza di scorgere per quanto le sia possibile data la lontananza i lineamenti dell’uomo e prosegue nel suo cammino.

Seconda striscia
Vignetta numero tre

Ora la donna si è fatta più vicina, è l’uomo riesce a vederla in viso, bruna sui trent’anni, bella a suo modo di vedere, la osserva cercando di dare al proprio volto un espressione distaccata, pensosa e di mantenere lo sguardo fisso come se stesse osservando qualche cosa oltre, e sogna. Sogna il saluto e una stretta di mano, sente la sua voce proferire distratta un invito a fare due passi assieme, prendere, un caffè e scambiare due parole per chiudere quella giornata in un modo diverso e magari aprire le prossime in un modo diverso. Sente la voce di lei rispondere affermativamente e si vede prenderla sotto braccio per andare altrove, fuori dal grigio…

Terza striscia
Vignetta numero uno

Il volto dell’uomo ora le è visibile, è giovane, ben messo, con l’espressione distratta di chi stia rimuginando i propri pensieri, o si sia perso lungo altre strade e questo la rassicura. Così cercando di non darlo a vedere continua ad osservarlo mentre le si avvicina, e nella sua testa ora si affacciano ipotesi più tranquillizzanti. Immagina che l’uomo la saluti e che le sorrida, immagina poi che con una qualche scusa cerchi di instaurare una conversazione, che la inviti a bere qualche cosa prima del rientro a casa, per rendere la giornata diversa, per andare oltre il grigio, per entrare nel colore…

Terza striscia
Vignetta numero due

L’uomo ora e quasi all’altezza della donna, ma il suo sguardo rimane fermo, fisso su un’inesistente direttiva, perso all’inseguimento del sogno, incapace di provare a renderlo realtà. Le labbra serrate in un espressione annoiata ed indifferente stroncano quel tentativo di saluto che la mente aveva immaginato, soffocandolo sul nascere, i suoi occhi per un solo istante si ribellano, si fissano per un piccolo attimo fuggevoli sul volto della donna, ma è solo un attimo e poi immediatamente tornano a fissare il vuoto quasi che quel piccolo gesto sia stato troppo doloroso.

Terza striscia
Vignetta numero tre

Ora le è quasi di fronte, lei vorrebbe guardarlo in faccia regalargli un sorriso, è questo e quanto avviene, ma solo nel suo pensiero, visto che il suo capo si abbassa se possibile ancora di più, che le sue labbra si stirano in un espressione altera, che i suoi occhi tornano a rincorrere, invisibili parole tracciate sul marciapiede, ed è già oltre.

Quarta striscia
Vignetta numero uno

Il ticchettio dei passi ora è alle spalle e piano piano si allontana, all’uomo sembra di intendere in quel ritmo un rallentamento, un indugio, con uno sforzo vincendo le sue paure, cercando disperatamente di dare una speranza al sogno si volta augurandosi che anche la donna abbia compiuto lo stesso gesto, ma scorge solo una figurina di spalle che piano si allontana, ed il sogno lentamente si spegne ed il pensiero si perde lungo sentieri divenuti nuovamente grigi.

Quarta striscia
Vignetta Numero due

Quasi con disappunto, ascolta i passi dell’uomo allontanarsi alle sue spalle, in un ultimo tentativo di ricreare quella speranza senza rallentare il passo si volge, chissà forse anche lui si girerà per osservarla, anche lui forse…. no, scorge solo una figura di spalle che a passo spedito ora si allontana, raddrizza la schiena, scuote il capo, già perché poi avrebbe dovuto accadere perché proprio in quell’attimo, perché proprio lì, ed anche l’ultima illusione si allontana portandosi appresso il colore.

Quarta striscia
Vignetta numero tre

La strada è tornata deserta, si è persa persino l’eco del rumore dei passi, le sera che scende ora ne nasconde il grigiore, solo un gatto annoiato lentamente ritorna da dove…

 

Dettagli

Conchiglie-sulla-spiaggia-60x120-2003

 

Su deserte spiagge
che lentamente il mare
in dolci onde carezza,
frammenti di conchiglie
come illusioni spezzate,
giacciono.
Piccoli, solitari granchi,
peregrinando vanno
senza meta.
Pensieri
che la realtà rifugge.
Dei miei pensieri
piccoli granchi,
delle mie illusioni
conchiglie in frammenti
ciò che mi resta.