Mese: settembre 2017

Sindrome di Peter Pan

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Gettiamo sassi in pozzi senza fondo,
creiamo cerchi che mai avranno sponda,
come cavalli pazzi per il mondo
inseguiamo il vento cavalcando l’onda.
Dopo aver perso ogni singola certezza
con gli occhi fissi su inutili confini
dei vecchi abbiamo solo la stanchezza
e la saggezza abbiamo dei bambini.
Portiamo dentro al cuore l’illusione
che esista ancora un luogo dove stare
seduti assieme, cantando una canzone,
per questo mai smettiamo di cercare,
inseguendo sogni che il giorno non confonda
sfumandone i contorni nella vita,
nel sole vivido o nella notte fonda
giochiamo senza trucchi la partita.
Eterni sognatori senza patria
senza nessuno che ci metta al mozzo
da tutti allontanati coma paria,
cerchiamo lune perse, dentro al pozzo.
Non siamo mai cresciuti e sopra il viso
quasi nascosto fra le molte rughe
abbiamo esili le tracce di un sorriso
rimasto lì, dopo sconfitte e fughe.
Siamo… sì siamo di Peter Pan fratelli
abbiano il sacro terrore di invecchiare,
ci offriamo al sacrificio come agnelli
ma a condizione di far come ci pare.
Siamo impulsivi e non abbiamo pazienza
per questo siamo e saremo sempre soli
con dentro al cuore segreta una speranza
che un dì venga la morte, e ci consoli.

Fine

Anche gli amori a volte hanno una…

 

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Fine

 

 

Io, con i miei silenzi.

Tu, con le tue parole

Noi,

con i nostri sguardi

persi altrove,

abbiamo posto

la parola fine

dove un giorno

avevamo scritto

amore

Cincischiando con la mia presunzione mi sono perso nella vita senza sapere dove

Cazzeggiando con

 

Una strada, un bar

una sala di proiezione

e ogni tanto qualcuno

che pronuncia il mio nome.

Una pista innevata

che si snoda in discesa,

negozi e carrelli

dentro a giorni di spesa.

Calme onde del lago

che si spengono a riva,

vele bianche nel blu

che il vento ravviva.

Nastri grigi percorsi

seduto al volante,

paesi e città perduti

dopo solo un istante.

Luoghi visti dall’alto

da sopra un aeroplano,

odori respirati

nei vagoni di un treno.

Voci, volti confusi

di persone incontrate,

case in strade percorse

una volta e lasciate,

vaghe immagini scorrono

fra ricordi e presente,

una parte di me

che rimane alla gente

e una parte di loro

che mi resta incollata

e ogni volta ritocca

tutta la mia facciata

come un poster sul muro

ridipinto all’istante

che contorna e scolpisce

di colori la mente.

Un accozzaglia di gente,

suoni, voci, persone,

che non hanno più un volto

che non hanno più un nome.

Io mi perdo in frammenti

lungo tutto il percorso

e pian piano confondo

il senso del discorso.

Non so più dove vado

non so più dove sono,

urlo forte ma il grido

non produce alcun suono.

Volgo lo sguardo attorno

e mi perdo nel vino,

poi ritorno e pian piano

ripercorro il cammino

per cercare nel tempo,

in un lontano passato,

quel momento e quel luogo

in cui mi ero incontrato.

In alto, tutto è più buono.

 

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Ma quanto manca? La tua voce mi giunge alle orecchie, suona affaticata, il respiro affannoso, la gola secca, da due ore siamo su un sentiero che sale verso il ghiacciaio, Non è particolarmente difficile come sentiero ma è impervio, quando cammino chino in avanti sotto il peso dello zaino sembra che i sassi mi debbano sbattere in fronte. Poco ancora poco, rispondo, si e no dieci minuti. Rispondo senza girarmi, anch’io ho il fiatone e per quanto il panorama visto da lì sia bellissimo, non mi volto per evitare quella sensazione che ti prende quando sei in alto ed affaticato, quella di poter perdere l’equilibrio e rotolare di sotto. Uno sguardo verso l’alto, un respiro profondo e via, gli occhi fissi concentrati sulla punta degli scarponi, avanti, avanti, passo dopo passo. La stanchezza si fa sentire, e anche i pensieri che di solito mi accompagnano mentre salgo cominciano a latitare, così come sempre inizio a contare i passi, un, due, tre, …..centocinque……….duecentodieci.. ………… Quanto manca ancora? La tua voce mi raggiunge nuovamente e per la terza volta mi chiede quanto manca ed io sempre a risponderti poco, ancora poco si e no dieci minuti, e nel frattempo è già trascorsa più di un ora.
Ma questa volta è vero, manca poco, basta girare là dove il sentiero curva e si perde nel cielo, dai questa volta siamo quasi arrivati, un sorso d’acqua e avanti dai, e si ricontano i passi, uno, due, tre, …
centodieci………….duecentoottantasette. Improvvisamente il sentiero volta, spiana, e incassato tra due cime chiuso in una piccola valletta, il ghiacciaio. Non e un ghiacciaio enorme, è lungo solo un migliaio di metri e largo si e no duecento, ma è comunque impressionante da vedere, siamo arrivati, stanchi sudati e l’aria che scende nella valletta più che fresca è gelida, ma restiamo lì in contemplazione stanchi, sudati, vestiti solo delle bermuda e dei calzettoni, in quanto la prima cosa che abbiamo fatto appena arrivati è stata quella di togliere gli scarponi. Respiriamo a pieni polmoni, guardiamo verso le cime e verso valle cercando di scorgere, giù alle pendici, il piccolo paese dal quale siamo partiti qualche ora prima, poi come un rito, ci chiniamo a bere l’acqua che in piccoli rivoli e cascatelle si disperde dal nevaio. Ci asciughiamo dal sudore e ci laviamo rabbrividendo con quell’acqua gelida, per coprirci subito dopo con camicia, felpa o maglione, il cielo è di un blu intenso, il sole è alto ed è anche caldo e forse dopo se troveremo un piccolo affranto, al riparo dal vento, ci sdraieremo un po’ a prendere il sole, ma per ora ci sediamo su alcuni massi ai lati del ghiacciaio, apriamo gli zaini e, sul masso più grande e più piano approntiamo una tavola improvvisata, l’acqua, il vino, si prendono i panini . Si sono conservati abbastanza bene sono ancora croccanti, si tagliano col coltello e si inizia il rito, il taglio del salame, fette corpose, rosse, profumate. Mentre io taglio lei le libera della pelle e le dispone ordinatamente all’interno del pane, e in quell’aria fredda si respira per un attimo l’accattivante profumo del pane e salame, sino a quando quasi con frenesia affondiamo i denti nel pane, per il primo saporito boccone ed è quasi estasi. Un bicchiere di vino o di acqua, e in silenzio si continua a masticare quel pane e salame che sembrano le cose più buone che esistano al mondo. In alto, tutto è più buono. Dopo ci aspetta il ritorno e sarà altrettanto faticoso che la salita, ma questa è un altra storia, e in noi per sempre rimarrà il ricordo di quella fatica, di quel piccolo ghiacciaio, di quel pane e salame.