Temp che te scapet – Dialettale (piccole cose)

Temp che te scapet

suta sti nivul griss

ferma il to pas

e damm ul to suris,

lasa che ul soeu

al sbusa sta’ curtina

e fa che ul vent

al bufa sta matina.

Fa che ul ciel

al turna un pou seren,

ma fal in presa,

e cerca de fal ben

e mi te garantisi

che in un mument

te disarù grazie

e poeu saru cuntent.

Tempo che fuggi/sotto queste nuvole grigie/ferma il tuo passo/e dammi il tuo sorriso/lascia che il sole/ fori questa cortina/e fa che il vento/soffi questa mattina./Fa che il cielo/torni un po’ sereno/ma fallo in fretta/e cerca di farlo bene/e io ti garantisco/che in un momento/ ti dirò grazie/ e poi sarò contento.

Non più così

Non più così,

non più.

Voglio andare,

riempire l’ansia,

gettare sabbia

negli squarci dell’anima

per saturare il tempo.

Non più così,

non più.

Non più spazi

fra stella e stella,

demolire le pareti

di falsi, lontani orizzonti.

Vedere.

Non più così,

non più.

Non più domande

soffocare il tumulto

di voci,

di false risposte.

Sapere.

Speranze vane, ovvero idiozie in rima

Nel vaso di Pandora
non c’era la speranza,
ma tanta confusione
e molta più ignoranza.
Imbonitori astuti
inventori di opinioni,
crearono ideali
per poveri coglioni
e poi come le carni
e i sughi per la tavola
ora ci stanno vendendo
anche opinioni in scatola.
Troppi ideali falsi
spacciatici per veri,
per tutte le famiglie
di tutte le misure
per giovani fanatici,
per genti non mature.
Ci guardano negli occhi
ci dicono “State buoni,
ammazzate solo quanti
non hanno mai opinioni”
Oppure che ne hanno
ma che ne fan tesoro,
perché, per coincidenza
non son come le loro.
Comprate gli ideali
comprateli signori,
si trovano dappertutto
non ci vogliono denari
ascoltate l’onorevole,
il prete o il deputato,
loro stanno nel giusto,
non hanno mai sbagliato.
Comprate gli ideali,
comprateli son veri,
per darvene una prova,
guardate ai cimiteri.

L’amore di una madre (a Prevert, chiedendo scusa)

Questo amore così diverso,

così tranquillo, così pacato.

Questo amore

che ti vede andare e venire

da altri amori.

Questo amore che ti sorride,

che ti aspetta,

che ti asciuga le lacrime,

che cancella

dai tuoi occhi la tristezza,

che annulla

le tue parole di scusa e perdono.

Questo amore

che ti guarda e tace.

Questo amore che sa dare.

Questo amore

che in silenzio aspetta

quanto tu gli saprai dare.

Questo amore che ama

è veramente amore.

Sotto il sole, nella pioggia

Confusi stati d’animo
rendono instabili,
dei miei pensieri
i confini.
Volti ignoti,
luoghi sconosciuti,
paesaggi sfiorati
da leggiadre fate,
bui baratri, frequentati
da ossessivi orchi
si affacciano
dall’universo inconscio
a lambire una ragione
succube,
al quieto vivere.
Io da sempre cammino
sotto un cielo di sole
fradicio di pioggia.
Personali cumuli,
perennemente inondano

la mia anima
di lacrime mai piante
a farcire un dolore
che non trova causa,
nato in un immemore
lontano passato,
prima ch’io fossi.

Seguaci

Folate di vento
nel luogo deserto,
silenzio.
S’intende lontano
una voce
che chiede di uscire
di adire alla luce
vedere la gente,
le cose, capire
ma invano.
Silenzio.
La dietro la fronte
un cervello scordato
che vaga disperso
nel proprio passato
dentro un labirinto
di vuote parole
che gli hanno negato
la luce del sole.
Un ego negato
di un uomo infelice
che cerca una fede
che cerca la pace,
si muove a tentoni
incespica, cade,
e resta giù prono
aspettando che un vate
dall’alto di un trono,
di un po’ d’attenzione
gli voglia far dono.
Folate di vento
nel luogo deserto
silenzio.
Un cervello scordato
si nega subendo
il proprio passato,
d’avanti ad un muro
cancella le tracce
del proprio futuro
.

In quale direzione volgeremo il passo

Un ribollire di pensieri
confusi
un anima,
che richiama alla mente
luoghi e volti lontani.
Dov’è il mio Dio?
A quale spiaggia
approderemo mai?
Cavaliere errante
su metallici cavalli
sempre percorro
innumerevoli strade
che portano
a nessun luogo.

E tu!
Tu,
perfida morte.
Tu,
che in paziente attesa

aspetti,
del mio pensiero
conosci la strada
e dove essa conduce.
Dove?
Rispondi!
Ma
troppo tardiva
giungerà la tua risposta,
impossibile allora
correggere

l’errato passo.

Tu canti…

Tu vieni,

vieni da noi e canti,

canti il dolore,

l’amore per la tua terra

e le tue genti

e noi,

noi ti guardiamo.

Ti guardiamo cantare

e ascoltiamo,

ma non comprendiamo.

Tu canti e racconti

di sentimenti di popoli lontani.

Noi ti ascoltiamo

ti applaudiamo

guardiamo increduli

alla tua calda voce

che parla di gente che soffre

dove noi non sappiamo.

Tu canti e noi ascoltiamo.

Paghiamo

per applaudirti,

per applaudire il tuo canto

che parla del dolore di genti

di un paese che soffre.

Tu canti,

noi ti applaudiamo.

Tu parli di dolore

ma è il dolore di altri,

lontano.